
A CALAVINO
I segreti del Molinér
Ideale per chi ama
L’acqua e la natura
La storia e le antiche tradizioni
I segreti del cibo
LUNGHEZZA
PERCORSO
3,5 km
DURATA
PERCORSO
2 h
STAGIONE CONSIGLIATA
estate
El Moliner ti guiderà lungo il percorso, tra boschi, ruscelli e trote, raccontandoti curiosità e segreti degli antichi mestieri. Lungo la strada potrai risolvere indovinelli, vedere come l’acqua muove le ruote dei mulini e imparare a conoscere il grano e il vino dolce della valle.
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Come raggiungere il sentiero
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Partenza: incrocio tra via Garibaldi e via Bailo, a Calavino
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Procedere lungo via Garibaldi, in direzione opposta al centro, fino alla chiesetta del Corgnon
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Svoltare a destra sulla strada sterrata accanto alla chiesetta
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Al primo bivio, girare a sinistra; al secondo, svoltare a destra
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Continuare sul tracciato principale in discesa fino a raggiungere la troticoltura
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Prendere il sentiero sterrato che entra nella forra di Calavino ed esplorare l’area del “Moliner”
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Rientrare su via Bailo per concludere il percorso
Servizi presenti lungo il percorso
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Parcheggio
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Fermata autobus
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Fontana
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Bar
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Biblioteca
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Farmacia
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Punti ristoro e pic-nic
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Carica e-bike
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Parco giochi
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Supermercato
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Banca
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Ristoranti

Casa lungo la roggia

Il torrente nella roggia

Meridiana in piazza a Calavino

Casa lungo la roggia
I segreti del Moliner

Conosci l’antica arte dei mulini? Sai come si prepara la farina? Io sono “el Moliner” e ti svelerò i segreti del mio mestiere!
Durante il percorso dovrai risolvere alcuni piccoli indovinelli che ti proporrò. Il sentiero racconta storie care alla Valle dei Laghi: il Vin Santo, il grano, l’allevamento di trote e l’acqua.
Sei pronto a partire? Metti alla prova ingegno e fantasia, e io ti aspetterò alla fine, parola di Moliner!
Il Vino Santo

Tappa 1
“I miei chicchi sono d’oro oppure color viola.
Se li pigi dentro il tino ti daranno il buon vino.
Chi sono?”
Bravo! È l’uva.
Hai indovinato. La Valle dei Laghi è nota per il vin Santo.


Sai cos'è il Vin Sito?
Il Vin Santo è un vino bianco dolce fatto con l’uva Nosiola.
Per prepararlo si raccoglie l’uva un po’ più tardi e si stendono i grappoli su dei graticci, chiamati “arele”. Così gli acini perdono acqua grazie all’aria e cominciano a seccarsi.
Poi arriva una muffa speciale, la Botrytis cinerea, che aiuta l’uva ad appassire ancora di più. La pigiatura avviene durante la Settimana Santa: si schiacciano gli acini per ottenere il liquido che diventerà il vino. Una volta si calpestava l’uva a piedi nudi, oggi invece si usano macchine.
Infine il vino riposa in botti di legno per almeno 6 anni, a volte fino a 10 anni, prima di essere pronto da bere.
E sai una cosa sorprendente? Se è imbottigliato bene, il Vin Santo può durare anche 50 anni!

Il grano

Tappa 2
“Solo quando sono fresco scotto. Cosa sono?”
Esatto, il pane.
Sai quali ingredienti servono per fare il pane?
Acqua, olio o burro o strutto, lievito e… farina!
Io produco diversi tipi di farina, che cambiano a seconda di quanta macinatura faccio e del grano che uso. Di solito lavoro con il frumento e il granturco (cioè il mais).
Lo sapevi che il frumento viene coltivato fin dai tempi della Mezzaluna Fertile? Da lì provengono il grano tenero e il grano duro.
La farina si ottiene macinando i chicchi dei grani delle spighe o i frutti del granturco. Così nasce l’ingrediente principale per fare il pane!

L'origine del mais
Il mais è stato scelto e coltivato dagli Aztechi già 10.000 anni fa! In Europa è arrivato solo dopo che Cristoforo Colombo scoprì il Nuovo Mondo, nel 1492.

Tappa 3
La troticoltura



“Piove e non mi bagno, tira il vento e non mi lagno, la mia vita è nella quiete finché non inciampo in una rete. Chi sono?”
Esatto! Sono un pesce, una trota per l’esattezza.
Vedi quei vasconi? È una pescicoltura, un posto dove si allevano le trote. Le vasche hanno dei teli sopra per proteggere i pesci dai cormorani (grossi uccelli neri con il becco ad uncino che adorano il pesce) e dagli aironi.
Nella Valle dei Laghi la pesca e l’allevamento delle trote hanno una storia molto antica. Un tempo solo la nobiltà o il principato vescovile potevano mangiarle! Ci sono anche state leggi e regolamenti per controllare la pesca, specialmente nei laghi di Toblino, Santa Massenza e nella roggia di Calavino. Qui si punivano persino i bracconieri, chi pescava senza permesso. Non te lo saresti mai immaginato, vero?
La sorgente pietrificante

Tappa 4
“Gentile abbastanza da lenire la pelle, leggera abbastanza da accarezzare il cielo, dura abbastanza da rompere le rocce. Cosa sono?”
Eh, questo indovinello è un po’ più difficile degli altri, ma sono sicuro che riuscirai a risolverlo!
La risposta è: l’acqua.
Bravo! Ma qui l’acqua non rompe le rocce… le crea! Ti stai chiedendo come sia possibile?

Davanti a te puoi vedere il risultato di un fenomeno naturale davvero speciale: la sorgente pietrificante.
Qui si forma il travertino, grazie al carbonato di calcio che si trova nell’acqua e che, piano piano, si deposita creando la pietra.
In questo ambiente possono vivere anche alcuni tipi di muschi e, soprattutto, gli sfagni, piante tipiche delle torbiere.




Sai cosa sono le torbiere?
Le torbiere sono posti molto umidi, dove l’acqua resta quasi sempre ferma e fresca. Qui crescono soprattutto erbe e piante piccole, che amano questo tipo di ambiente.

Calavino ed i suoi mulini

Tappa 5
Hai visto che meraviglia? È un mulino ricostruito proprio come quelli di una volta! Puoi osservare le pale, la macina e tutti i meccanismi che servono a trasformare il grano in farina.
Sai che a Calavino i mulini hanno una storia lunghissima? Ce ne sono stati fin dal 1235 e, all’inizio del 1800, lungo la roggia ce n’erano ben 15!
Alla fine del XIX secolo, con l’arrivo della corrente elettrica, vennero costruiti due mulini moderni a Cavedine e Calavino, ma molti mulini più piccoli non riuscirono a competere e furono trasformati in officine o segherie.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale ne rimasero pochi, attivi fino agli anni ‘60. Oggi, l’unico ancora funzionante è quello di proprietà Pisoni.


La figura del mugnaio
Il mugnaio era una persona molto importante nel paese: produceva la farina, un alimento essenziale, e il suo lavoro aiutava tutta la comunità.
Alcune persone però non erano contente del metodo di pagamento: il mugnaio tratteneva una piccola parte della farina prodotta!
Nonostante questo, erano persone generose, perché a volte davano farina in anticipo, anche se il grano non era ancora maturo.


El "Moliner"

Tappa 6
Sei stato molto bravo a risolvere tutti gli indovinelli! Ora ti aspetta l’ultima prova:
“Adagino, pianino se ne andavano al mulino. Dimmi, dimmi bel bambino: quanti andavano al mulino?”
Bravo! Quattro bambini andavano al mulino: Ada, Gino, Pia e Nino. Sei davvero in gamba!
Adesso ti svelerò i segreti del mio mestiere. Ascolta bene!
Un tempo il granoturco e il frumento venivano prima puliti con la drageta, un macchinario speciale, per eliminare i rimasugli e le parti non buone. Poi i chicchi passavano nella svegiatrice, che toglieva i semi delle erbe e quelli di frumento vuoti.
Dopo, i chicchi venivano messi a mano nella brentela, un tino, e poi cadevano lentamente nella tremogia, che li faceva arrivare sulla preda, una lastra di roccia, dove venivano macinati.
La farina più grossa passava attraverso ‘l burat, che separava la parte fine da quella più grande. La parte grossa veniva rimacinata fino a ottenere tutta la farina.
Oggi si usa il mulino a cilindri, più veloce e efficiente, che rompe i chicchi più volte e produce la farina più facilmente.
Ora devo tornare al lavoro, perché gli abitanti di Calavino attendono la farina per fare pane e dolci.
Torna presto a trovarmi!





