
A PADERGNONE E SANTA MASSENZA
Tra leggende, grappe, centrali e pesci

Ideale per chi ama
L’antica arte della distilleria
I simboli della nobiltà trentina
La centrale idroelettrica
LUNGHEZZA
PERCORSO
4,5 km
DURATA
PERCORSO
2.5 h
STAGIONE CONSIGLIATA
inverno/
primavera
Segui Goffredo in un percorso tra laghi, chiese, mulini e angoli nascosti di Santa Massenza e Padergnone. Insieme scoprirai storie di santi, nobili e fantasmi, curiosità sul territorio e antiche tradizioni locali. Un’avventura magica e divertente da non perdere!
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Come raggiungere il sentiero
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Partenza: piazzetta di via Montagnola a Padergnone
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Svoltare a destra e seguire la strada fino alle Poste italiane
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Imboccare via del Ponte e raggiungere le rive del Lago di Santa Massenza
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Attraversare la strada e proseguire sul sentiero lungo il lago in direzione del paese
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Svoltare a destra sulla strada asfaltata per entrare nel centro abitato
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Attraversare la strettoia tra le case, passare per piazza San Vigilio e prendere via del Lago
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Vicino alla centrale idroelettrica, girare a sinistra sulla strada sterrata di campagna
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Raggiungere il cavalcavia e, all’incrocio con via S. Valentino, svoltare a destra per rientrare in paese
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Seguire via San Valentino fino al successivo incrocio e imboccare via Montagnola a sinistra
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Continuare fino al parcheggio iniziale
Servizi presenti lungo il percorso
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Parcheggio
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Fermata autobus
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Fontana
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Bar
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Biblioteca
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Punti ristoro e pic-nic
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Parco giochi
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Supermercato
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Banca

Corso d'acqua che fluisce nel lago

Distilleria Poli a Santa Massenza

Passeggiata lungo le sponde del lago

Corso d'acqua che fluisce nel lago
Tra leggende, grappe, centrali e pesci

Ciao! Mi chiamo Goffredo e sono un fantasma. Vivo qui nel territorio di Santa Massenza e Padergnone da tantissimo tempo… non so nemmeno quanti secoli!
Mi sono innamorato così tanto del lago di santa Massenza che non ho mai voluto lasciarlo. Conosco ogni storia, leggenda e vicenda di questi posti e voglio raccontarti tutto ciò che so. Santa Massenza e Padergnone sono paesi antichi e pieni di segreti. Seguimi e scoprirai luoghi nascosti e misteriosi di questa meravigliosa zona!

Chiesa Santi Filippo e Giacomo

Tappa 1
​La prima tappa ci porta alla chiesa di Padergnone, dedicata ai santi Filippo e Giacomo minore. minore. La prima volta che se ne parla è in una pergamena del 1535.
Nel tempo è stata modificata più volte: fino al 1630 era una cappella di campagna, poi parrocchiale nel 1958, e nel 1968 ha ceduto il ruolo alla nuova chiesa della Regina della Pace.
Entriamo insieme! La chiesa è medievale con affreschi rinascimentali e barocchi. All’interno vediamo Santa Caterina, San Sebastiano e la Madonna in trono, mentre all’esterno c’è San Cristoforo.
Ci sono due cappelle: una per i santi martiri e una per San Rocco, protettore dalla peste. L’altare maggiore, riconsacrato nel 1782, è realizzato con pietre dai colori miscelati in modo speciale dagli artisti lombardi.


Tappa 2
Rapporto con il lago
Tra poco passeggeremo lungo le rive del lago di Santa Massenza. Questo lago è stato importante per gli abitanti di Padergnone: un tempo una sua parte portava persino il nome del paese!
Molti abitanti vivevano grazie alla pesca e all’uso delle acque del lago. Questo portò a dispute e lotte con la famiglia nobiliare locale per i diritti sul pesce più pregiato. Tra il 1647 e il 1678 ci furono diversi casi di pesca di frodo contro Castel Toblino.


La centrale idroelettrica

Tappa 3
L’uomo ha sempre cercato di usare al meglio ogni risorsa del territorio. Per questo, negli anni ‘50, fu costruita qui la centrale idroelettrica, progettata dall’architetto Giovanni Munzio. Faceva parte di un grande piano per produrre energia in tutto il Trentino.
L’acqua del lago di Molveno scende nelle condotte lunghe 600 metri, muove le turbine e produce l’elettricità che accende la luce della tua stanza.
Che meraviglia la tecnologia! Magari i signorotti di Madruzzo avessero avuto queste macchine… non avrebbero più dovuto preoccuparsi delle candele!


Tappa 4
Il turismo del Primo Novecento
Santa Massenza un tempo era molto famosa anche per il turismo! Nel primo Novecento arrivavano turisti in carrozza o a cavallo. Il clima piacevole la rese una piccola “Nizza” apprezzata anche all’estero.
Il palazzo vescovile divenne un albergo: nobili altoatesini, svedesi e tedeschi trascorrevano qui le vacanze, facevano romantici giri in barca o sorseggiavano il famoso vino Santo.
L’orticoltura e la pesca erano molto importanti. I contadini coltivavano i famosi broccoli di Santa Massenza e li portavano a Trento con carri trainati da buoi, cavalli o asini.
Origine e storia di Santa Massenza

Tappa 5
Il paese di Santa Massenza è molto antico, risale ai tempi preromani! È stato costruito su uno sperone roccioso lungo il lago, dove il clima mite del Garda arrivava fino a qui. I nostri antenati erano davvero furbi, vero?
All’inizio il paese si chiamava Majano, ma il nome cambiò a causa di una leggenda misteriosa. Siediti comodo e ascolta bene:
La leggenda dice che a Majano vivesse Massenza, la mamma di San Vigilio, nel 5° secolo. Sai chi era San Vigilio? Era un vescovo di Trento che predicava il cristianesimo nelle valli del Trentino. Alcune persone, però, non volevano ascoltarlo e lo uccisero a Spiazzo, in Val Rendena. Per fortuna i suoi seguaci riuscirono a portare il corpo a Trento.
La mamma di Vigilio, Massenza, era una donna buona che pregava sempre e aiutava gli altri. In suo onore il paese cambiò nome: da Majano diventò Santa Massenza, e da qui prese il nome anche il lago. Si dice che la chiesa di Santa Massenza sia stata costruita proprio sopra la sua casa!
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La chiesa di Santa Massenza viene citata per la prima volta nel 1198. Tra il 1480 e il 1580 fu ricostruita dai frati celestini delle Sarche. Poi, nella seconda metà dell’Ottocento, fu modificata nello stile neogotico: il campanile fu allungato e furono aggiunte altre campane.

Tappa 6
Storia della distilleria
Gli abitanti di Santa Massenza sono sempre stati molto intraprendenti. Già dal XVI secolo producevano la grappa, come dimostrano antiche pergamene che parlano di attrezzature per lavorare le vinacce nel palazzo vescovile.
Anche nel 1800 la tradizione continuava, ma con regole molto precise: serviva una licenza dal governo asburgico, autorizzazioni particolari e si poteva distillare solo nei tempi consentiti. Per produrre l’acquavite l’alambicco doveva essere sempre circondato da acqua fredda, e chi lo controllava doveva restare attento in ogni momento!
Nel Novecento a Santa Massenza c’erano fino a 15 distillerie, oggi sono rimaste solo 5. I nuovi produttori uniscono le moderne tecnologie alle tecniche tradizionali, creando un mix davvero speciale.
Io, da fantasma curioso, li osservo di nascosto e mi diverto ad assaggiare la grappa durante le “Notti degli alambicchi accesi” a dicembre.




Palazzi nobiliari

Tappa 7
Mi piacerebbe raccontarti tutte le storie dei nobili di Santa Massenza! Alcuni erano arroganti, altri gentili e generosi, e altri ancora avidi e crudeli.
Il paese è pieno di palazzi nobiliari. La sua posizione strategica, il clima mite e l’importanza per il traffico tra Trento e Brescia attiravano da secoli molte famiglie nobili e congregazioni religiose. Tra queste ci furono i Madruzzo, i Terlago e i Wolkestein, il monastero di San Lorenzo di Trento, i Celestini di Sarche e il principato vescovile, tutti interessati al controllo del paese e della zona.
Tra i tanti palazzi sfarzosi, spiccava il palazzo vescovile, accessibile tramite un cancello di legno con due pilastri scolpiti a bassorilievo, che mostrano il principe vescovo Cristoforo Sizzo de Noris e lo stemma nobiliare.

Chiesa della Regina della Pace

Tappa 8
Eccoci arrivati all’ultima tappa del nostro percorso: la chiesa della Regina della Pace.
Questa chiesa è piuttosto recente: è stata costruita tra il 1964 e il 1967 perché la popolazione cresceva e serviva un luogo più grande per pregare.
La facciata ha una grande vetrata sopra un portale di bronzo a due battenti, mentre il campanile si trova sul lato nord. All’interno c’è una sola navata e l’abside ha una forma poligonale. È davvero una chiesa moderna, vero? A me piace tanto e quando posso vengo a vederla.
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Il nostro percorso è finito. Sono felice che tu mi abbia seguito e ascoltato! Non è facile trovare bambini che credono ancora ai fantasmi, e tu sei uno dei pochi. Torna presto a trovarmi: magari la prossima volta ti farò conoscere i fantasmi del Lago di Toblino!




