La bachicoltura nella Valle dei Laghi

In molte soffitte o in scantinati delle nostre case sono conservati antichi mobili impolverati ed oggetti utilizzati dai nostri avi per l’allevamento dei bachi da seta: taolóni, arelini, colondèi … Sapete cosa sono? Conoscete la storia dei bachi da seta?

Il ciclo della vita dei bachi da seta inizia in primavera con il periodo d’incubazione dei “semi – bachi” (fine marzo – inizio aprile) e si conclude nella prima metà di maggio.

Le famiglie della Valle dei Laghi nel frattempo avevano già completato la preparazione de ‘l sito dei cavaléri (bachi da seta in dialetto) per ospitarli durante il loro sviluppo. Montavano immediatamente ‘l castel con i arelìni, una struttura composta da assi sollevate dal terreno (taòloni) sostenute da 4 pali squadrati (colondéi), per custodire le uova ed allevare le larve. La temperatura era rigidamente monitorata per impedire la moria degli animaletti. Era fondamentale anche adattarsi all’andamento del ritmo stagionale poiché, in base ad esso ed alla produzione delle foglie dell’albero del gelso, si decideva se accelerare o rallentare il processo di maturazione delle uova alterando la temperatura presente nella stanza.

Una volta giunto il momento della nascita delle piccole larve, si poneva sopra quest'ultime uno strato di carta bucherellata e gli animaletti affamati raggiungevano le foglie di gelso, raccolte e triturate appositamente per loro, attraversando i fori.

I cavalèri crescevano velocemente e compivano, nel lasso di pochi giorni, le quattro mute che caratterizzavano il loro ciclo vitale. Le cosiddette: dormìda da l’una, dormìda dale dói, quela dale tréi e quela dale quatro (ovvero “la dormita dall’una, la dormita dalle due, quella dalle tre e quella dalle quattro). Indicavano rispettivamente le giornate, precedenti alla muta, nelle quali i bachi da seta rimanevano immobili e rifiutavano di nutrirsi.

Al termine della terza muta si spostavano i bachi sopra i taolòni per usufruire di maggiore spazio. Infatti un’oncia di bachi, dopo la terza muta, necessitava di circa 32 mq per il naturale raddoppiamento delle loro dimensioni in vista dell’ultima e definitiva. Le larve riescono a raggiungere la modesta dimensione di 7 – 8 cm! Ora aveva inizio la cosiddetta magnaria, ovvero il periodo di circa una settimana nel  quale i bachi da seta divoravano grandi quantità di foglie di gelso intere.

Raggiunto questo stadio del ciclo vitale, i lavoratori osservavano in controluce il ventre del baco. Se assumeva una tonalità dorata significava che era giunto il tempo d’incaricare i ragazzi della raccolta di frasche di faggio o di rovere nel bosco, necessarie per la costruzione del bozzolo dei bachi.

Trascorsi quindici giorni si intraprendeva la raccolta dei bozzoli e la rimozione della lanuggine che li racchiudeva. Si selezionavano i migliori, destinati alla vendita, e si riponevano in una cesta gli scarti (prèti o le falópe) da dedicare ad usi casalinghi.

 

Fonti:

Chemotti T. e Comai A., I laóri de la dòna de ‘sti ani, Ed. Associazione culturale Retrospettive- Comune di Lasino, Lasino, Stampa Litografia Amorth, 2015

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